mar, 2009
Cosa raccontarci in tempo di crisi

Continua l’importante collaborazione di MoltiMedia con luca mora santiago per RadiciGroup

CAUCASIAN PET COMPANY -ECONOMIE IN GUERRA-
Progetto di comunicazione come chiave di lettura della realtà contingente.

Lucidità, coraggio, tenacia, fiducia, determinazione, speranza, a fronte della sempre più complessa realtà del mondo.
Caucasian PET Company – economie in guerra – è un progetto-documentario di RadiciGroup curato dall’artista bergamasco luca santiago mora e dall’agenzia di Comunicazione MoltiMedia, che fa da naturale seguito a “Ein Industrie Organismus” girato nella ex-Germania Est e nelle aziende del Gruppo Radici in valle Seriana.
“Dopo l’invisibilità dell’angelo ri-trovato ad alludere un approccio di filosofia aziendale legata al concetto di industria-organismo, ci ri-troviamo con questo nuovo progetto in un paese in guerra, quella vera, con morti, profughi e feriti, in uno spaccato di vita quotidiana all’interno di un’azienda del gruppo… così lontana, così vicina. Racconto di umori, sudori, paure, speranze, testimonianze da una pura vida. A livello filmico, nessuna musica, nessuna finzione, solo la poetica in immagini del divenire uomini, nei fatti, oggi, qui ed ora.”

Questa realtà aziendale di RadiciGroup sita a Rustavi (Tblisi, Georgia), e attiva nella produzione di preforme in PET per la realizzazione di bottiglie in plastica, diventa, attraverso il progetto di Luca Santiago Mora, una sorta di “piccolo modello comportamentale in una situazione di crisi conclamata, uno stimolo al coraggio, alla ferma volontà-necessità di andare avanti, guardare oltre, con fiducia, con speranza. E’ una realtà, questa delle economie in sviluppo sulle paralizzanti macerie del socialismo reale, che di primo acchito immobilizza, spaesa, interdisce perfino. Solo vestendo la loro tuta da lavoro, per tutto il tempo della mia permanenza in Georgia e immergendomi nel flusso accidentato della meccanica del quotidiano, imparando da loro, come uno di loro, ho intuito una potenziale chiave di lettura, una possibile declinazione di ciò che accade in Georgia, e che ha molto da insegnare alla nostra stessa realtà di economia in guerra.
Mi hanno colpito indelebilmente il loro orgoglio di sentirsi parte dell’azienda Radici Group, la velocità di risposta ai problemi pratici negli imprevisti del quotidiano, il loro sapersi assumere precise responsabilità, il loro saper valutare il rischio e farsene carico. Ma anche, umanamente, mi hanno affascinato il loro entusiasmo, la loro fierezza, la forza dei sentimenti, la solidarietà, la condivisione, di attese, paure, speranze. Sentimenti rinsaldati dall’oggettiva condizione di difficoltà che stanno attraversando, e che in qualche modo mi hanno fatto intuire quando non toccare con mano, in una sorta di odierno ritorno al futuro, la nostra origine, la nostra provenienza, la nostra storia imprenditoriale, e direi, per quel che ho capito di Gianni Radici, la storia stessa di RadiciGroup in particolare.
L’evidenza che solo dove c’è la consapevolezza vissuta del “non ancora” troviamo il futuro, la speranza, la possibilità.”

“Oggi tutto è fermo a causa della crisi internazionale. In Georgia il cambio della valuta nazionale è crollato di oltre il 20%, creando problemi a tutti. Nonostante questo noi dobbiamo lavorare, dobbiamo portare avanti l’azienda, prendere le misure per stare in piedi. Non c’è un’altra soluzione. Dobbiamo andare avanti. Abbiamo il dovere di farlo”. Queste parole, pronunciate in una delle scene iniziali del film da Enrico Mosulishvili, Site Manager Caucasian Pet, trasmettono chiaramente la forza con cui l’azienda georgiana ha affrontato, e sta affrontando, la situazione.
“Durante la guerra l’attività produttiva non è mai stata interrotta, neppure a fronte dello scarseggiare contingente delle risorse a disposizione . Alcuni operai dell’azienda che facevano parte della riserva militare governativa, iniziate le azioni militari sono stati costretti, poiché ri-chiamati come riservisti dall’esercito, a lasciare il lavoro –, e quindi io stesso, come tutti ci siamo sostituiti agli assenti, guidando muletti, guidando i camion delle consegne e affrontando in prima persona le enormi difficoltà aggiuntive di uno stato di guerra”.

“Durante questa esperienza in Georgia ho imparato molto.” – ha affermato il regista – “Penso che questa realtà aziendale molto concretamente centrata sull’uomo, sulla pratica della condivisione, della responsabilizzazione, della gratificazione, abbia molto da insegnarci, soprattutto in un momento di difficoltà economica globalizzata come quello attuale. Serve coraggio per ricercare nuove vie, soluzioni non scontate, alternative. Loro, a soluzioni per il futuro hanno già pensato. Un progetto operativo a breve richiederà l’incremento della forza lavoro -12 persone che si andranno ad aggiungere alle attuali 41 – e una nuova attività produttiva, che nessuno in Georgia ha ancora sperimentato, basata sul riciclo delle bottiglie in PET che al momento in Georgia nessuno sa come e dove smaltire. Anche questo significa non arrendersi”.

In questo momento la comunicazione diventa cruciale per riportare in primo piano importanti valori umani e d’impresa, valori che potrebbero sembrare appartenere al passato, ma che non devono invece essere dimenticati. La dedizione al lavoro e le particolarità caratteristiche di molte aziende, sono fondamenti che richiamano ciascuno alle proprie responsabilità, compresa quella verso il territorio. Una responsabilità che RadiciGroup avverte come primaria.
Anche con questo nuovo progetto filmico, RadiciGroup continua nello sforzo comunicativo di mettere in evidenza le particolarità del proprio approccio aziendale alla produzione, fornendo uno spaccato della propria realtà e della propria progettualità orientata al futuro rimanendo fedeli al proprio passato con una pratica della comunicazione che diventa un reale elemento motivazionale.